Un incontro con due grandi danzatori: Nijinsky e Misha. Letter to a Man

I’m not Christ. I’m Nijinsky.

Io sono Dio fatto uomo e sento ciò che sentiva Cristo.

La mia pazzia é il mio amore per l’umanità.

Io sono Dio. Io sono l’amore.

da “Il diario di Nijinsky”

E’ affascinante, questo “Letter to a Man” di Robert Wilson, andato in scena al Teatro dell’Arte della Triennale di Milano dal 10 al 20 settembre: un incontro con due grandi danzatori, Nijinsky, il rappresentato, e Baryshnikov, l’attore-mimo-danzatore.

Sarei andata comunque, a vedere questo spettacolo, se non fosse stato interpretato da Baryshnikov? E, d’altro canto, chi altri avrebbe potuto interpretare Nijinsky, il danzatore che ha cambiato il modo di intendere la danza maschile del ‘900, e ha permesso a Misha di diventare ciò che è diventato?

Nijinsky il danzatore pare non esserci, in questa rappresentazione, ma la sua presenza si intuisce nei gesti e nei movimenti  di Baryshnikov, rapidi o lenti, legati o spezzati, ma sempre leggeri e intensi. Misha, uomo e danzatore, racconta Nijinsky.
Nijinsky, l’uomo, danza, parla e vive.

I pensieri tratti dal Diario di Nijinsky, recitati in inglese e russo, vengono proiettati, tradotti in italiano, in una fascia in alto, sopra la scena.

Sono spesso pensieri ripetuti in modo ossessivo, che accentuano così la lucida follia delle parole. Parrebbe tutta follia… a me è sembrato di ascoltare un uomo che sta lasciando dietro di sè i filtri della razionalità convenzionale, e si sta ascoltando e raccontando senza pregiudizi. A tratti le frasi paiono sconnesse, suggeriscono un uomo che si sta perdendo, e poi riprende il filo sottile di se stesso. Mi è sembrato di scorgere me stessa, di scorgere l’Uomo dietro un velo sottile.

Ciascuno di noi potrebbe impazzire così, a confronto con se stesso, nudo. Ciascuno di noi ha, forse, in sè, il germe della follia. Ciascuno di noi può vedere se stesso come è, e forse proprio questo porta alla follia.

Io non voglio la morte dei sensi, voglio che la gente capisca.
In un libro io cerco la verità e non l’argomento. 

Io amo tutti, ho dei difetti, sono un uomo – non Dio. Voglio essere Dio e perciò cerco di migliorarmi.

 

Misha-Nijinsky_saluti

Misha-Nijinsky saluta il pubblico

Eccolo, Mikhail Baryshnikov, al termine di Letter to a Man. Non sembra quasi lui, quest’attore-mimo in frac, con il viso coperto di bianco e i lineamenti appiattiti dal trucco… ma, osservandolo muoversi, non vi possono essere dubbi.
Misha lascia Nijinsky, torna se stesso, e saluta il pubblico.

Serata magnifica e inaspettata ad un tempo.

Voglio danzare, disegnare, suonare il pianoforte, scrivere versi, io voglio amare tutti.

Io vivo dovunque. Io voglio amare. Io sono amore – non crudeltà.

Io sono l’uomo. Dio è in me. Io sono in Dio.

 

 

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