leggendo la “Biografia di un ribelle”: Rudolf Nureyev (di Bertrand Meyer-Stabley)

Curiosando in biblioteca, ho scovato questa biografia su Nureyev che mi son portata a casa, e ne ho fatto la mia lettura estiva. E’ stata data alle stampe nel 2003, ma la prima edizione tradotta in italiano è del 2009.

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Non è una biografia solo artistica, ma un incontro con la vita dell’uomo e danzatore: a partire dal fascino della sua nascita avvenuta nella Transiberiana, “strada facendo” tra due città (come diceva Nureyev stesso, il presagio di un destino cosmopolita) fino alla sua consacrazione tra i ballerini più straordinari di sempre. Lo sguardo è puntato sull’uomo Rudy, che divora la vita e non smette mai di lasciarsi attraversare dalla passione, in ogni cosa che fa. Un viaggio tra le vicende, più o meno note, della movimentata vita di Nureyev, e tra le testimonianze di innumerevoli amici e colleghi, fino alla sua morte avvenuta per AIDS nel 1993, a quasi 55 anni.

Ho riletto più volte, affascinata, il racconto del momento, rivelatosi poi cruciale per la sua carriera, in cui Rudy deve decidere di abbandonare la Russia e restare in Occidente. Poche ore, ricostruite e raccontate come un’immersione nei suoi pensieri, lasciano scorgere il dilemma che attraversa la vita di ogni uomo. La difficoltà di una scelta, il senso dell’ignoto per ciò che ci aspetta, la paura di abbandonare quello che ci ha reso ciò che siamo e le domande su quel che ci aspetta…

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Parigi, giugno 1961: il giovane prodigio del Kirov è appena passato all’Ovest.

In quelle righe, leggiamo ciò che ancora lui non sa, e che tutti noi ora sappiamo: il coraggio di abbandonare tutto e la capacitá di guardare con occhi nuovi al futuro gli hanno permesso di condurre la sua vita senza risparmiare energie e di diventare un sublime danzatore e un innovatore della danza. Ma come poteva, in quel momento, immaginare, essere sicuro, che la sua scelta lo avrebbe portato lì? Non poteva! Il suo coraggio mi affascina. Ha seguito l’idea, l’istinto, l’intuizione, la passione. Ed é diventato Nureyev.

Dopo essere corso verso i poliziotti francesi, avvisati da un’amica, e aver urlato con un balzo “Voglio essere libero!”, Rudolf è in una stanza dell’aeroporto parigino di Le Burget, dove secondo il regolamento deve passare 5 minuti da solo, per riflettere sulla sua decisione senza pressioni, prima di firmare la richiesta ufficiale di permesso di asilo. Così sono descritti i suoi pensieri:

.. ha ventitré anni e un nuovo mondo l’attende. Tanti interrogativi si affollano nella sua mente! Non rivedere più la famiglia né Leningrado. E troverà la forza di sostituire, non sa bene come, l’insegnamento unico del Kirov che ha fatto di lui il ballerino che è adesso e che diventerà? Perderà la sua tecnica? E la sua integrità morale? Dovrà immergersi profondamente nelle sue radici russe, coglierne le sconfinate risorse spirituali e fare uso della vera ricchezza della sua vita interiore. Solleva la testa. La decisione è quasi presa. Più che alla Russia che ama sempre, egli appartiene al mondo della danza.
….
A Jean Cau rivelerà: “Ho riflettuto. Da solo. Ho pensato alla mia famiglia, al mio paese; ho pensato che c’erano milioni di russi e anche milioni di cinesi, e ho pensato che ero lì, da solo, piccolo piccolo… soltanto un uomo. E, dopo venticinque minuti, mi sono diretto verso la porta dietro la quale non c’erano i due poliziotti russi…”.
Entra nella sua nuova vita , nudo quasi come quando è nato.

Quasi nudo… anche le valigie sono già imbarcate per il volo che doveva riportarlo a Mosca.

La sua passione e il desiderio di viverla sono stati più forti della paura, della tristezza di sapere che abbandonava il suo paese e la sua famiglia probabilmente per sempre. Un grande non è così per caso. Dietro queste scelte, c’è una persona che costruisce se stesso giorno per giorno, a partire dalle cose che ama e dal senso che vuole dare alla sua vita.

In tutta la storia raccontata tra le pagine di questo libro, leggo, dietro successi ed eccessi di quest’uomo, una vera fame di vivere, fino all’ultimo attimo. Una continua tensione a non lasciare che il tempo dei propri giorni trascorra invano.
Mi dico spesso che il caso, nella vita, non è mai un caso. Anche questo libro, non è capitato a caso nelle mie mani proprio in questi giorni.

Non troverete in questa biografia la storia delle interpretazioni di Nureyev danzatore e delle invenzioni di Nureyef coreografo, forse sarete infastiditi dai dettagli della sua vita sentimentale e sessuale, che ci rendono molto meno “principesca” la sua immagine, ma anche in questo io trovo tutta l’intensità e la potenza della vita.
Forse non siamo tutti potenziali Nureyev, ma sono certa che siamo tutti potenziali uomini e donne realisti, energici e appassionati. Sta a noi.

               250 spettacoli l'anno...

250 spettacoli l’anno…